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A Giuliano Bressan il premio Gilardoni-La Torre

(il: 22/11/2009, categoria: Celebrazioni)

Agosto 1974. Il comasco Pietro Gilardoni ed il milanese Guido Della Torre vengono travolti dal crollo di un seracco mentre percorrono la via Major sulla parete della Brenva nel Monte Bianco. Sono entrambi Istruttori Nazionali ed Accademici, impegnati in primissima persona nell'attività didattica e divulgativa delle rispettive Sezioni. 

Il Ghiacciaio della Brenva

Il ghiacciaio della Brenva 
 
Per ricordare il loro nome la Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo, Sci Alpinismo e Arrampicata Libera del Club Alpino istituisce un riconoscimento triennale. Questo sarà assegnato ad un alpinista o a una Scuola di Alpinismo "che abbiano svolto attività di assoluto rilievo nell'insegnamento dell'alpinismo e nella prevenzione degli incidenti in montagna, che abbiano introdotto innovazioni tecniche nelle metodiche di arrampicata e nei materiali; e ancora che abbiano lasciato un segno nella cultura alpinistica con particolare riferimento ai problemi relativi alla pedagogia e alla didattica". 

Giuliano Bressan ritira il premio

Giuliano Bressan ritira il premio Gilardoni-La Torre 
 
Nel 2009 il prestigioso riconoscimento è stato assegnato ad un alpinista padovano, l'Istruttore Nazionale ed Accademico Giuliano Bressan. La cerimonia di premiazione si è svolta a Pordenone durante il Congresso Nazionale degli Istruttori, con un Giuliano felice e commosso che ha ricevuto il simbolico dono di una prestigiosa targa dal Presidente della C.N.S.A.S.A. Maurizio Dalla Libera. 
Per Padova è un attesissimo ritorno, perché il premio mancava ad un esponente cittadino da tantissimi anni, essendone stati insigniti Bruno Sandi nel 1981 e Giuseppe Grazian nel 1985. 
Il riconoscimento va a premiare un uomo tuttora attivissimo sia nel campo prettamente alpinistico, sia in quello didattico, che in quello tecnico-divulgativo. Giuliano, che arrampica da più di 30 anni, ha all'attivo più di 1000 vie, con una poliedricità notevole, che spazia dall'ambiente dolomitico al granito del Monte Bianco, dai percorsi innevati in alta quota alle verticali cascate di ghiaccio. Notevole è anche l'attività esplorativa e di ricerca, ed emblematiche sono le numerose esperienze alpinistiche nell'Africa Sahariana, con prime ripetizioni ed aperture di nuovi itinerari dal Marocco alla Giordania fino al Mali. 
Significative, solo per ricordarne alcune, sono in Marocco la via "Anna e Fiorenza" sulla Cima Coda dell'Avvoltoio ed in Mali sul Kaga Pamari la via "Meridiana Tropicale". 
Giuliano ha aperto nuove vie anche in Dolomiti, e qui ricordaimo tra le tante la "Via del Nostromo" in Catinaccio (dedicata a Luigi Bettuolo) e la "Via del Ricordo" su Cima Val di Roda nelle Pale di San Martino (dedicata a Franco Gessi e Toni Gianese). 
Questa intensissima attività non gli ha però impedito di dedicarsi con passione e competenza alla vita della Scuola della nostra Sezione, dirigendo numerosi corsi e tenendo le sue memorabili lezioni sui materiali e le tecniche di assicurazione. Campo nel quale è un'autorità assoluta, avendovi maturato un'esperienza di decenni tantoché presiede dal 1999 il Centro Studi Materiali e Tecniche. 
È stato nel 1990 uno degli ideatori, assieme a Grazian e Zanantoni, della "Torre di Padova", struttura realizzata per i test sulle prove di assicurazione. 
Non si contano poi gli articoli pubblicati sulle riviste specializzate e la partecipazione alla stesura di manuali tecnici e ancora l'organizzazione di alcuni convegni nazionali ed internazionali su argomenti di interesse per il CAI e per l'UIAA. 
È inoltre volontario della Croce Rossa ed ha fatto parte per molti anni del Soccorso Alpino, incarico dal quale ha rassegnato le dimissioni nel dicembre 2008. 
Un'overdose di impegni a tutto campo che ci fa chiedere dove trovi il tempo per seguire tutte queste attività, perché sono proverbiali il suo entusiasmo e la sua professionalità. Io stesso ho avuto la ventura di partecipare ad un suo corso come allievo e devo dire che niente è lasciato al caso, con un giusto connubio tra attività pratica in parete e certosina preparazione tecnica. 
Una particolare attenzione è inoltre riservata al risvolto umano essendo per lui prioritario il rapporto di amicizia con i suoi compagni di cordata. 
Essendo un figlio, alpinisticamente parlando, degli anni '70 ha iniziato ad arrampicare con gli scarponi, per poi seguire tutto l'evolversi dell'alpinismo. Ha saputo così cogliere gli aspetti rivoluzionari ed innovativi delle nuove tecniche e dei nuovi materiali, ma con intelligenza non comune li ha coniugati con l'esperienza derivatagli da un mondo alpinistico che si affidava più all'uomo e alla sua preparazione. Ancora oggi nei suoi corsi si tende ad evidenziare più di ogni altra cosa il rapporto uomo e montagna, si insegna all'allievo a calarsi nell'ambiente in cui opera, inculcandogli il concetto che l'alpinismo non è una scala di spit da seguire a testa bassa, e non è neppure il grado in più o in meno che si riesce a superare. La lezione che io stesso ho recepito è quella che si va in montagna per vivere un'avventura in un ambiente naturale, dove esiste un certo rischio che va calcolato ed in un certo senso addomesticato, ma questo solo contando sulle proprie forze, che sono la preparazione tecnica e fisica, la consapevolezza dei propri limiti e la giusta preparazione psicologica. 
 
Leri Zilio 


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